A.C.A.B., di Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino, 2012

Il film ACAB racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav etc.

Tratto da un libro di Carlo Bonini il film il cui titolo è l’acronimo di All cops are Bastards (tutti i poliziotti sono bastardi) racconta la storia di questo gruppo di poliziotti del reparto celere con toni duri e violenti, raccontando da un punto di vista diverso manifestazione ed eventi pubblici dentro il casco di un poliziotto.

da A.C.A.B. – Film (2012).


IN FUGA PER LA LIBERTA’, di Eva Gardos, 2001, con Scarlett Johanssen

Nel 1950, una coppia ungherese decide di lasciare il Paese oppresso dal regime comunista, per emigrare negli Stati Uniti. Partono insieme alla figlia maggiore, ma sono costretti a lasciare in patria la neonata Suzanne, affidandola a una coppia di amorevoli tutori. Sei anni dopo, la piccola si ricongiunge con i genitori a Los Angeles, dove, a causa del trauma subito, cresce sviluppando una personalità ribelle e insoffrente. Amata, paradossalmente, da quattro genitori e dalla nonna, riallaccerà tutti i suoi legami affettivi

 


Theo Angelopoulos, 76 anni, è morto a seguito delle ferite riportate dopo essere stato investito da una moto mentre attraversava una strada di Atene

Il regista Angelopoulos

Il regista Angelopoulos

Atene, 24-01-2012

Angelopoulos, 76 anni, Palma d’Oro a Cannes e Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia, era al porto di Atene quando è successo l’incidente. Il cineasta greco era stato ricoverato a causa di un’emorragia cerebrale, in un ospedale del Pireo dove era  dopo essere stato investito da un motociclista.

Figura emblematica del ‘Nouveau cinema’ greco a partire dagli anni ’70, Anghelopoulos ha conquistato la Palma d’Oro a Cannes nel 1998 con il film “L’eternita e un giorno”. Nella sua carriera ha realizzato una quindicina di pellicole, tra cui “Il passo sospeso della cicogna’ (1991) con Marcello Mastroianni e “Lo sguardo di Ulisse” (1995) iniziato con Gianmaria Volonte’ che mori’ durante le riprese.

Rainews24.it.


Non dirlo a nessuno, di Guillaume Canet, 2006

Alexandre Beck è un pediatra felicemente sposato con Margot Laurentin; ma la sua esistenza è sconvolta improvvisamente quando, una notte, lui e Margot vengono aggrediti da uno sconosciuto, che stordisce Alexandre e uccide barbaramente sua moglie. Otto anni più tardi, nell’anniversario della morte di Margot, Alexandre riceve una misteriosa e-mail contenente un video in cui sembra comparire Margot… in. Non dirlo a nessuno | Recensione – Film e Dvd

 

29 apr 2011  Decimo romanzo dello scrittore americano Harlan Coben (classe 1962), Non dirlo a nessuno interrompe la lunga serie dedicata a Myron 
www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp?idFilm=3630

Precious, 2009

Il film “Precious”  uscito nel  2009 e tratto dal romanzo di Sapphire dal titolo “Push – La storia di Precious Jones”  ha per protagonista l’ adolescente Clarice Precious  Jones ,  ragazza  dei quartieri degradati americani.

La vicenda si svolge …

presentazione del film qui: Precious | IN-FORMAZIONE.


Nettezza urbana, di Michelangelo Antonioni, 1948


Hotel Rwanda, di Terry George. Con Don Cheadle, Sophie Okonedo, Nick Nolte, Joaquin Phoenix, 2005

In Ruanda,all’inizio degli anni ’90, un milione di Tutsi e’ stato letteralmente massacrato dai rivali Hutu senza che la comunita’ internazionale facesse nulla, se non lasciare a poche forze dell’Onu il compito di un’interdizione di scarsa efficacia. Questa co-produzione anglo/italo/sudafricana lo ricorda con le forme proprie del cinema spettacolare.

Non si fa polemica in “Hotel Rwanda” ma si parla alla coscienza degli spettatori grazie alle vicende di uno ‘Schindler’ africano. Paul Rusebagina, un africano direttore di un Hotel della catena Sabena, riusci’ a salvare piu’ di 1200 persone grazie al coraggio personale e a un altruismo che gli impediva di veder morire la gente senza far nulla

PAUL RUSESABAGINA, l’albergatore che salvò in Rwanda milleduecento persone dal genocidio dei tutsi

RWANDA

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.

Su una popolazione di 7.300.000, di cui l’84 % hutu, il 15 % tutsi e l’1 % twa, le cifre ufficiali diffuse dal governo rwandese parlano di 1.174.000 persone uccise in soli 100 giorni (10.000 morti al giorno, 400 ogni ora, 7 al minuto). Altre fonti parlano di 800.000 vittime. Tra loro il 20% circa è di etnia hutu. I sopravvissuti tutsi al genocidio sono stimati in 300.000. Migliaia le vedove, molte stuprate e oggi sieropositive. 400.000 i bambini rimasti orfani, 85.000 dei quali sono diventati capifamiglia. Autore del progetto di genocidio è l’Akazu, la “casetta”, il clan familiare del presidente Habyarimana, che ha mobilitato gli estremisti hutu del nord. Questi hanno affiancato all’esercito regolare dei gruppi d’attacco, gli interahamwe, “quelli che lavorano insieme”, reclutati tra la popolazione civile, li hanno armati ed incitati al genocidio. Tutti gli hutu sono stati chiamati al genocidio: chi non partecipava al “lavoro” era considerato un nemico, e quindi andava eliminato. Questa particolarità del genocidio rwandese è visibile anche dalle cifre: 20.000 circa sono considerati i pianificatori (militari, ministri, sindaci, giornalisti, prefetti, ecc,) ; 250.000 i carnefici, gli autori diretti dei crimini; 250.000 le persone implicate negli atti di genocidio.

tutta la scheda qui: http://www.gariwo.net/pagina.php?id=3498


Broken Flowers, di Jim Jarmusch. Con Bill Murray

Don Johnston, scapolo impenitente sulla sessantina, viene lasciato dalla sua ultima conquista. Contemporaneamente riceve una lettera anonima in cui una sua ex compagna gli rivela che il figlio ormai diciannovenne avuto da lui si e’ messo sulle sue tracce.

L’amico Winston, detective dilettante, lo spinge a chiarire il “mistero”. Don parte così controvoglia alla ricerca della possibile mittente. Avrà modo di confrontarsi con una parte del suo passato e di riflettere sul presente

segue qui: Broken Flowers – MYmovies.


LA VERSIONE DI BARNEY di Richard J. Lewis, 2010

 


Una canzone per Bobby Long, di Shainee Gabel. Con John Travolta, Scarlett Johansson, 2004

Nella New Orleans dei giorni nostri si consumano il dramma, la solitudine, le relazioni familiari di Bobby Long, alcolizzato ex professore universitario, Lawson, aspirante scrittore fallito, e Purslane, ragazza senza sogni, incontrata a causa della morte di Lorraine, madre odiata e donna che ha segnato indelebilmente la vita di Bobby

Trailer qui 


VITA DA BOHEME, di AKI KAURISTAMI, 1992

Sono almeno una diecina, tra muti e sonori, i film ispirati al romanzo

(1847-49) di Henri Murger che nel 1896 fu messo in musica (La Bohème)

da G. Puccini su libretto di Illica e Giacosa. Il film del finnico A. Kaurismäki

è ambientato in una Parigi dei giorni nostri quasi astratta; i personaggi

sono artisti e poveri, ma tra i quaranta e i cinquanta anni, spesso

immigrati; invece di Puccini, musica di Mozart, valzerini francesi, voci di

Moulodji e S. Reggiani e una triste canzone giapponese per la morte di

Mimì. I fatti sono press’a poco gli stessi, ma privi di aura romantica,

raffreddati da una recitazione atonale e da un umorismo impassibile.

Citazioni a iosa e 2 comparse speciali: i registi Louis Malle e Samuel

Fuller. Impregnato di un’allegria da naufraghi che non esclude né dignità

né tenerezza.


LENINGRAD COWBOYS GO AMERICA, di AKI KAURISTAMI, 1989

 

Una band di strimpellatori nordici – di nero vestiti con occhiali neri alla

Blues Brothers, scarpe dalla punta incredibilmente allungata come il ciuffo

di capelli a trapano – vanno in America a cercar fortuna e l’attraversano

sino al Messico. Questo film di strada – comicità demenziale con una dose

di umorismo macabro diluita in un gran bicchiere d’indifferenza – è anche

una traversata della musica pop americana che abbraccia quasi tutto

l’immaginario musical-culinario della gioventù europea colonizzata

nell’anima dall’imperialismo culturale degli USA.


Serendipity, Quando l’amore è magia, di Peter Chelsom. Con John Cusack, Kate Beckinsale, 2001

si incontrano a New York poco prima di Natale, si guardano negli occhi e scocca il classico colpo di fulmine. Ma nè lui nè lei sono liberi: i due, dopo aver passato la serata insieme, decidono allora di affidare al destino il loro prossimo incontro. Lei scrive il proprio recapito su un vecchio libro che andrà a rivendere sulle bancarelle il giorno dopo, lui su una banconota: si guardano un’ultima volta e si separano. Passano dieci anni,

recensione in: Quando l’amore è magia – Serendipity – MYmovies


HO AFFITTATO UN KILLER di AKI KAURISTAMI, 1990

Dopo trent’anni di lavoro nella stessa ditta londinese, un impiegato

francese (Léaud) è licenziato. Falliti alcuni tentativi di suicidio, assolda un

sicario a pagamento. Tornatagli la voglia di vivere, non riesce a disdire il

contratto e scappa. Un divertissement? Forse, ma di classe, quasi

infallibile nel meccanismo narrativo, nella direzione degli attori (Colley,

sicario malato di cancro), nella scelta delle musiche. Birichino e

provocatore, il regista pretende che il tango sia stato importato a Buenos

Aires da un marinaio finnico. Una piccola lezione di cinema rigoroso e

straniato.


LA FIAMMIFERAIA, di AKI KAURISTAMI, 1989

Terza parte di una trilogia proletaria, è il ritratto di Iris che passa la vita tra

la fabbrica di fiammiferi dove lavora, genitori incolori e taciturni,

disinganni nei rapporti amorosi (un amore finito, un aborto). Conquistata

l’indifferenza di cui è vittima, compra un topicida, consuma alcuni quieti

delitti e aspetta l’arrivo dei poliziotti. Dialoghi ridotti al minimo, assenza di

psicologia, attori gelidi, è un film sotto il segno di una radicale antiretorica

e di un ascetismo figurativo che ricorda Bresson. Cinema disperato della

sottrazione.


LA SECONDA OMBRA, di Agosti Silvano, 2000

Un episodio nella vita di Franco Basaglia (1924-80), il più noto esponente

dell’antipsichiatria italiana. La sua opera portò alla legge 180 del 1978

sull’abolizione degli istituti manicomiali che poi fu soltanto parzialmente

applicata. L’azione si svolge nel 1961 quando Basaglia prese la direzione

dell’ospedale psichiatrico di Gorizia. Si divide in 3 parti: 1) Basaglia in

incognito percorre le miserie umane del manicomio; 2) la sua attività per

“liberare tutti, anche i medici”, occupandosi dei malati (i matti che

“tuttavia” sono persone) più che della malattia; 3) la grande sequenza

notturna in cui si abbatte il muro che separa i malati dalla città. Il titolo

allude all’interiorità del malato, il luogo in cui si rifugia con la sua diversità.

Film a basso costo (con un ottimo R. Girone a paga sindacale), fuori dagli

schemi, intenso nella sua semplicità che non è soltanto didattica


PRENDIAMOCI LA VITA. DIECI ANNI DI PASSIONI 1968-1978, di AGOSTI SILVANO


Matti da slegare, di Agosti Silvano; Bellocchio M.; Rulli; Petraglia, 1975

Girato in16 mmnel manicomio di Colorno e finanziato dalla provincia di

Parma, è la riduzione di Nessuno o tutti, film documento in due parti (“Tre

storie”, “Matti da slegare”) di 100′ ciascuna, distribuito nel circuito

alternativo di ospedali psichiatrici, scuole, cineclub, circoli politici e culturali.

Non ha pretese scientifiche. Non è – in senso stretto – nemmeno

un’inchiesta, ma piuttosto una testimonianza e una denuncia. La tesi è

racchiusa nel titolo: i malati mentali sono persone “legate” in molti modi e

per diverse cause. Se si vuole curarli (non guarirli, ma almeno impedire

che vengano guastati dai metodi tradizionali) occorre slegarli, liberarli,

reinserirli nella comunità.


BAGDAD CAFE’, di ADLON PERCY, 1987

In una zona desertica tra Disneyland e Las Vegas c’è una stazione di

rifornimento con bar e motel. Arriva a piedi, trascinandosi una valigia, una

imponente turista quarantenne di Monaco di Baviera e vi si installa. Come

la Sägebrecht, rotonda eroina di Sugar Baby (1985), porti luce, ordine,

pulizia e allegria nel sordido Bagdad Café è l’itinerario di un film

accattivante, caloroso e astuto che, dopo Herzog e Wenders, propone un

altro sguardo tedesco sull’America.


IL SILENZIO DELL’AMORE, di ACKERMAN ALLAN ROBERT, 1999

 

Impegnatissima nella propria professione di avvocato, Diane McGowin

inizia a manifestare preoccupanti sintomi di perdita di memoria, specie di

quella recente. Allarmata, si sottopone a una serie di test clinici il cui

responso conferma i più neri sospetti: si tratta infatti di un caso di

Alzheimer. Diane decide di tenere all’oscuro dell’imminente dramma il

marito Jack e i figli, ma alcuni contrattempi la costringono a rivelare la

verità. L’amicizia con Albert Morelli, un ex insegnante colpito da una forma

ancor più grave del morbo, la rende consapevole delle terribili prospettive

cui va incontro, inducendola a frequentare un gruppo terapeutico…


IL GRINTA di Ethan e Joel Cohen, 2011, con Barry Pepper, Jeff Bridges e Matt Damon

Mattie Ross a 14 anni si mette in viaggio verso Fort Smith, nell’Arkansas,    determinata ad ottenere giustizia per la morte del padre, ucciso a sangue freddo.

Gli alleati saranno lo sceriffo Cogburn, detto il Grinta e il ranger LaBoeuf

Recensioni

Un film di Ethan Coen, Joel Coen con Matt Damon, Josh Brolin, Jeff Bridges, Barry Pepper. Andante con ‘grinta‘, un’opera che morde il presente.
www.mymovies.it/film/2010/ilgrinta/
Il grinta. L’ingresso nel mondo adulto – in un contesto duro, violento e spietato – attraverso la difficile e pericolosa ricerca di una giustizia privata. In questo la 
filmup.leonardo.it/ilgrinta.htm

La leggenda di Bagger Vance, di Robert Redford. Con Will Smith, Matt Damon, 2000

Junno, un giocatore di golf, che partito per la guerra, tornato senza speranze, si ubriaca per dieci anni (siamo alla fine degli anni venti) fino a quando qualcuno si ricorda di lui. Viene organizzato infatti l’incontro fra i due più prestigiosi campioni d’America, ma occorre anche uno del luogo e qualcuno si ricorda appunto di Junno. L’uomo accetta la sfida e vince. La grande partita è tutta una metafora: la voglia di lottare anche quando tutto sembra perduto, la solidarietà, l’onestà e l’eroismo.

Vedere il campo … il processo di individuazione attraverso il film

da La leggenda di Bagger Vance, di Robert Redford, 2000


i baci più belli del cinema secondo Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

 

vai a: Baci. I più belli del cinema – Corriere della Sera.


Colazione da Tiffany – Audrey Hepburn – Scena finale


Discorso sulla bellezza tratto dal film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, del 2000, dedicato a Peppino Impastato


Quando tutto cambia, di Helen Hunt. Con: Bette Midler – Colin Firth – Helen Hunt, 2007

Muore la madre adottiva e viene lasciata dal marito. Ritrova la madre vera e incontra un affettivo uomo divorziato e con due figli. Il suo bisogno di maternità guida il suo destino.


Lo stravagante mondo di Greenberg, di Noah Baumbach. Con Ben Stiller, Greta Gerwig, Rhys Ifans, Jennifer Jason Leigh, Brie Larson, 2010

Quando la famiglia Greenberg parte per una vacanza, la cura della loro villa e del cane Mahler viene affidata alla giovane Florence Marr, la loro assistente personale. Durante quel periodo, Florence fa la conoscenza di un eccentrico ospite, lo zio Roger, quarantenne che ha alle spalle una degenza per cure psichiatriche. Roger viene subito attratto dalle premure e dalla cortesia di Florence e provano a stabilire una relazione. Nel frattempo, tenta di riallacciare contatti con i vecchi compagni, dalla ex-fidanzata al migliore amico, con il quale comincia a rievocare il sogno giovanile di diventare famosi come gruppo musicale  ….


Casablanca di Michael Curtiz, 1942

Sostiene Umberto Eco:

Tempo fa, cercando di spiegare perché Casablanca fosse diventato oggetto di culto, ho avanzato l’ipotesi che una condizione del successo e del culto sia la “sgangheratezza” dell’opera. Ma sgangheratezza vuole dire anche “sgangherabilità”. Mi spiego. È ormai noto che Casablanca è stato costruito giorno per giorno, senza sapere come la storia sarebbe andata a finire, tanto che Ingrid Bergman vi appare così affascinante­mente misteriosa perché, recitando sul set, non sapeva ancora quale sarebbe stato l’uomo che avrebbe scelto, e quindi sorrideva a entrambi con eguale tenerezza e ambiguità. E sappiamo che, dovendo portare a ter­mine una storia ancora incerta, sceneggiatori e regista vi hanno posto dentro tutti i cliché di tutta la storia del cinema e della narrativa, trasformando il film in una sorta di museo per cinefili. Proprio per questo il film può essere usato, per così dire, a pezzi smontabili, ciascuno dei quali diventa citazione, archetipo.

In: Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani 1994, p. 157-158
Ma allora a cosa si deve la fascinazione di questo film, realizzato quando la seconda guerra mondiale lasciava il suo segno tragico?

Sostiene, ancora, Umberto Eco: 

Ora dimentichiamo come il film sia stato fatto e vedia­mo cosa esso ci fa vedere. Si apre su di un luogo già ma­gico di per sé, il Marocco, l’Esotico, inizia con un accenno di melodia araba che sfuma nella Marsigliese. Come si en­tra nel locale di Rick, si ode Gershwin. Africa, Francia, Sta­ti Uniti. A questo punto entra in gioco un intrico di Arche­tipi Eterni. Sono situazioni che hanno presieduto alle sto­rie di tutti i tempi. Ma di solito per fare una buona storia basta una sola situazione archetipa. E avanza. Per esem­pio, l’Amore Infelice. Oppure, la Fuga. Casablanca non si accontenta: le mette tutte. La città è il luogo di un Pas­saggio, il passaggio verso la Terra Promessa (o a Nord Ovest, se volete). Per passare però ci si deve sottomettere a una prova, l’Attesa (“aspettano, aspettano, aspettano* dice la voce fuori campo all’inizio). Per passare dal ve­stibolo dell’attesa alla terra promessa ci vuole una Chiave Magica: è il visto. Intorno allaConquista di questa chiave si scatenano le passioni. La mediazione alla chiave sembra data dal Denaro (che appare a varie riprese, per lo più sot­to forma di Gioco Mortale, o roulette): ma alla fine si sco­prirà che la Chiave può essere data solo attraverso un Do­no(che è dono del visto, ma è anche il dono che Rick fa del suo Desiderio, sacrificandosi). Perché quésta è anche la storia di una ridda di Desideri di cui solo due vengono soddisfatti: quello di Victor Laszlo, l’eroe purissimo, e quello dei due sposini bulgari. Tutti coloro che hanno pas­sioni impure, falliscono.

E quindi, altro archetipo, trionfa la Purezza. Gli impu­ri non raggiungono la terra promessa, scompaiono prima; però realizzano la Purezza attraverso il Sacrificio: ecco laRedenzione. Si redime Rick e si redime il capitano della polizia francese. Ci si accorge che sotto sotto le Terre Pro­messe sono due: una è l’America, ma per molti è un fal­so scopo; la seconda è la Resistenza, ovvero la Guerra San­ta. Victor ne viene, Rick e il capitano di Polizia ci vanno, raggiungono De Gaulle. E se il simbolo ricorrente dell’ae­reo sembra sottolineare ogni tanto la fuga verso l’America. la Croce di Lorena, che appare una volta sola, preannun­cia l’altro gesto simbolico del capitano, che alla fine butta via la bottiglia di acqua di Vichy (mentre l’aereo parte). D’altra parte il mito del Sacrificioattraversa tutto il film: il sacrificio di Ilse che a Parigi abbandona l’uomo amato per tornare dall’eroe ferito; il sacrificio della sposina bul­gara pronta a cedersi per aiutare il marito; il sacrificio di Victor che sarebbe disposto a vedere Ilse con Rick pur di saperla salva.

In questa orgia di archetipi sacrificali (accompagnati dal tema Servo-Padrone, grazie al rapporto tra Bogey e il ne­gro Dooley Wilson) si inserisce il tema dell’ Amore Infeli­ce. Infelice per Rick, che ama Ilse e non può averla, infeli­ce per Ilse, che ama Rick e non può partire con lui, infelice per Victor, che capisce che non ha veramente conservato Ilse. Il gioco degli amori infelici produce vari e accorti incroci: all’inizio è infelice Rick che non capisce perché Use lo sfugga; poi è infelice Victor che non capisce perché Use sia attratta da Rick; e infine è infelice Ilse, che non ca­pisce perché Rick la faccia partire col marito. Questi tre amori infelici (o Impossibili) si. dispongono a triangolo. Ma nel Triangoloarchetipo c’è un Marito Tradito e un Amante Vittorioso. Qui invece entrambi gli uomini sono traditi e perdenti: ma nella sconfitta (e a monte di essa) gioca un elemento additivo, così sottile da sfuggire a livello di coscienza. È che sotto sotto si instaura (sublimatissimo) un sospetto di Amore virile o Socratico. Perché Rick ammi­ra Victor, e Victor è ambiguamente attratto da Rick, e pare quasi che a un certo punto ciascuno dei due giochi il duello del sacrificio per compiacere l’altro. In ogni caso, come nelle Confessioni di Rousseau, la donna si, pone come Tramite tra i due uomini. La donna non è portatrice di valori positivi, solo gli uomini lo sono.

Sullo sfondo di queste ambiguità a catena, ecco i carat­teri da commedia, o tutti buoni o tutti cattivi. Victor gio­ca un doppio ruolo, agente di ambiguità nel rapporto ero­tico, e agente di chiarezza nel rapporto politico: egli è la Bella contro la Bestia nazista. Il tema Civiltà contro Barba­rie si aggroviglia con gli altri, alla melanconia del Ritorno odisseico si unisce la baldanza bellica di una Iliade in cam­po aperto.

Intorno a questa danza di miti eterni, ecco i miti sto­rici, ovvero i miti del cinemadovutamente rivisitati. Bogart ne impersona almeno tre: l’Avventuriero Ambiguo, impasto di cinismo e generosità; l’Asceta per Delusione Amorosa e al tempo stesso l’Alcolizzato Redento (e per farlo redimere occorre alcolizzarlo, di colpo, mentre era già Asceta Deluso). Ingrid Bergman è la Donna Enigma­tica o Fatale. Poi c’è Senti Caro la Nostra Canzone, l’Ulti­mo Giorno a Parigi, l’America, l’Africa, Lisbona come Por­to Franco, il Posto di Frontiera o Ultimo Fortino ai Mar­gini del Deserto. C’è la Legione Straniera (ogni personag­gio ha una nazionalità e una storia diversa) e infine il Gran d’Hotel Gente Che Va Gente Che Viene, II locale di Rck è un posto magico dove può accadere (e accade) di tutto: amore, morte, inseguimenti, spionaggio, gioco d’azzardo, seduzioni, musica, patriottismo (l’origine teatrale della tra­ma e la povertà di mezzi hanno portato alla mirabile con­densazione di eventi in un solo luogo). Questo luogo è Hong Kong, Macao Inferno del Gioco, prefigurazione di Lisbona Paradiso dello Spionaggio, Battello sul Mississippi.

….

In tal modo Casablanca non è un film, è tanti film, una antologia. Fatto quasi per caso, probabil­mente si è fatto da sé, se non contro almeno al di là della volontà dei suoi autori, e dei suoi attori. E per questo fun­ziona, a dispetto delle teorie estetiche e delle teorie filmo-grafiche. Perché in esso si dispiegano per forza quasi tel­lurica le Potenze della Narratività allo stato brado, senza che l’Arte intervenga a disciplinarle. E allora possiamo ac­cettare che i personaggi cambino di umore, di moralità, di psicologia da un momento all’altro, che i cospiratori tos­siscano per interrompere il discorso quando si avvicina una spia, che le donnine allegre piangano udendo la Marsigliese. Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ride­re. Cento cliché commuovono.

In : Umberto Eco, Dalla periferia dell’Impero, Bompiani 1977, p. 139-142


Baumbach Noah

Filmografia

Regista

Sceneggiatore


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